PER FORTUNA E' VENERDI'

In quest’ultimo periodo mi ritrovo sempre più spesso ad avere a che fare con persone che non sopporto, oppure con persone che sopportavo prima, ma che ora proprio non mi vanno giù.
Sarà che questo è senza dubbio, un periodo un po’ particolare, incasinato e a tratti difficile, ma il fatto è che non riesco più a gestire serenamente certe situazioni e certi rapporti. In realtà non sono mai stata brava a fingere simpatia verso chi non sopporto per niente, ma ora non ci provo nemmeno più e le conseguenze sono da libro nero. Non mi va di sorridere a chi mi sta più o meno palesemente “insultando”, non mi va di dire sì quando la mia testa grida no, non mi va di dare risposte o spiegazioni diplomatiche a chi si meriterebbe una bella lista d’insulti. Spesso vedo il mio impegno fare un buco nell’acqua e sempre più spesso ho voglia di non impegnarmi più e di mettere tutta me stessa solo a favore della mia famiglia.
Quest’anno, sotto l’aspetto lavorativo, è stato sinonimo di crisi, di difficoltà, di lavori non andati a buon fine, e, nella maggior parte dei casi, mal pagati o non pagati affatto. Eppure, mi sto convincendo sempre più, che su questa crisi molti ci marciano e ne hanno fatto la loro giustificazione per i propri comodi. Pretendono sacrifici assurdi, sviliscono la tua professionalità, e cercano di “farti fessa” e di “guadagnarci”, dietro una falsa maschera . Ho iniziato a dire basta.
 
Guardo la mia famiglia, oggi miracolosamente insieme, in un pranzo infrasettimanale e mi chiedo il perché questa non può essere la normalità, il perché siamo costretti ad aspettare il fine settimana per godere di questi momenti e soprattutto mi chiedo se ne vale la pena, poiché per quanto tu faccia, chi ha intenzione di spremerti come un limone, non lo troverà mai abbastanza, né tantomeno gli passerà per la testa, di dirti grazie.
Sento ripetere spesso “tutti siamo utili ma nessuno è indispensabile”, beh questa frase io la odio. Ma che vuol dire? Vuol forse significare, spaccati pure la schiena, fatti venire ulcera, stress e qualsiasi disturbo psico-somatico, compresa la rabbia, che tanto non me ne può fregar di meno e, appena si presenta l’occasione, cercherò di fregarti?
 
Cestino è ancora piccolo ma sta crescendo molto velocemente ed impara ogni giorno di più, assorbe qualsiasi cosa gli si dica, facendola sua e riadattandola ai suoi due anni. Io e il Principe siamo i modelli cui s’ispira, le sue spugne per attingere “acqua”, i suoi “libri” per apprendere la vita, e noi cosa abbiamo il dovere di insegnargli e trasmettere? Devo forse insegnargli a dare tutto se stesso (perché è giusto così) per poi ritrovarsi calpestato e consumato? Oppure devo far si che pretenda il riconoscimento del suo valore, anche a scapito, di qualche opportunità? E’ presto lo so, ma poi non così tanto presto, se penso a quella mattina in cui la maestra dell’asilo gli ha chiesto: “Che cosa hai fatto ieri?” e lui nella sua innocente e disarmante verità, ha risposto : “Sono stato dalla nonna perché la mamma lavora e il papà lavora”, per fortuna però che oggi è venerdì.

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11 commenti:

  1. Quanto ti capisco! L'altro giorno scherzando ma non troppo ad una mia amica ho detto che preferirei un lavoro normale con sabato e domenica libero che vincere al superenalotto!

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  2. Fino a pochi anni fà, il sedersi tutti e 4 a tavola era una normalità, oggi è un evento che si riduce a 6 volte l'anno!!!! Da 2 anni abbiamo un'attività all'interno del centro commerc. e uno di noi è sempre in negozio. Il centro chiude 6 giorni l'anno, quindi....Ne vale la pena? per ora non abbiamo alternative.

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  3. Io non è' che mi stia lamentando del lavoro in se per se....anzi sono fortunata ad averlo , con tutto quello che si sente in giro e con la maggior parte dei giovani, senza un'occupazione. Il problema e' che le persone con cui lavoro (pur essendo a partita IVA), pretendono "devozione" totale, i loro problemi devono venire prima di tutto e solo le loro vite e le loro questioni, sono importanti. Tu devi fare tutto e di più, non aspettarti riconoscenza, ne grazie, ne apprezzamenti di nessun tipo, anzi se puoi, non aspettarti nemmeno una paga perché si sa c'è' crisi!!!!!

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  4. È quello a cui penso sempre io! O sei senza lavoro o ti spacchi in 4 e devi pure ringraziare se ti pagano! Questo purtroppo è il lavoro in Italia: precario e malpagato! Io mi auguro che mio figlio se ne vada fuori a studiare e lavorare perché su come andrà nel nostro paese sono davvero pessimista.

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  5. ti capisco talmente tanto che quello che avrei potuto scrivere ogni parola di questo post. Anche io ho gli stessi interrogativi e mi auguro un lavoro più normale. Dimmi tu se si può andare avanti così. Quello che ripeto a me stessa è di fregarmene di più e di cercare qualcos'altro nel frattempo.

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  6. È l'eterno dilemma dell'essere mamma.
    Anch'io ho combatutto con sentimenti contrastanti per più di un anno, poi accertato il fatto che non potevo dare il 100% nel lavoro e nella famiglia, ho fatto una scelta e mi sono licenziata. Nonostante adorassi il mio lavoro, non sopportavo di perdermi alcune cose dei miei bambini.
    Un bacio

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  7. Per me il lavoro non è' solo necessità (perché diciamocelo, con uno stipendio non arrivi nemmeno a metà mese), ma è' un'opportunita' . Lavorare e' dare un contributo alla crescita di questo nostro mondo, e' il mattoncino che servirà per costruire una vita ed una civilita' migliore, e' un segno che lasciamo per essere passati di qui. Lo considero un diritto ma, perché no, anche un dovere civico. Io amo il mio lavoro, lo voglio fare e, soprattutto, lo voglio far bene. Ma, sempre più spesso, mi accorgo che quello che guardiamo in tv, i scandali, le truffe i malaffare, sono all'ordine del giorno, ci viviamo accanto e molti di noi hanno imparato anche a trarne un vantaggio. Ecco io a questo sistema dico NO

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  8. Una volta Fede (aveva 3 anni) mi disse piangendo che la sua amica l'aveva fatto piangere. Urlava e urlava.
    Ho scoperto che lei gli aveva detto che la sua mamma lavorava!!! Che terribile ONTA :)

    Comunque per quanto riguarda il non fare più buon viso a cattivo gioco sono arrivata alla stessa conclusione anche io.
    Via dalla mia vita chi me la rende negativa! non devo nulla a nessuno, e non sono più tenuta a soffrire pur di essere gentile.
    Si sta meglio, sai?

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    1. Ne sono convinta, da qualche parte, una volta ho letto, che l'80% dello stress è causato dal 20% della gente che frequentiamo. E' una cosa che fa riflettere.

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  9. Quest'estate io e mio marito siamo rimasti quasi sempre a casa: lui è insegnante, ed io avevo un sacco di ferie da smaltire
    E' stato così bello poter vivere in famiglia, anzi, la famiglia, senza orari, impegni, tabelle di marcia.
    Perché alla fine non è il lavoro in sé il problema. E' piuttosto il carico di stress che la frenesia del quotidiano comporta.

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    1. Infatti arrivo alle ferie sempre sfinita, quest'anno addirittura con la febbre. Però sto incominciando a rivalutare le mie priorità e le cose cose/persone che mi circondano....credo che farò un po' di pulizia. Benvenuta!!!!!

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