I CUSTODI DELLA MIA FELICITA'

Da quando mio padre è morto, certi suoni non riesco più ad ascoltarli: il canto del gallo, il suono delle cicale e lo scoppiettio dei fuochi d'artificio mi fanno venire la pelle d'oca anche se tutti e tre sono rumori festosi e, a dirla tutta, rappresentano pure "un inno alla vita" ma il gallo, quella notte, cantò troppe volte e mentre correvo verso casa perché papà stava per lasciarci, il cielo era illuminato dal bagliore dei fuochi lanciati per la festa del paese, e le cicale accompagnarono il caldo torrido che ci fu in quei giorni e mi ricordano tutto come fosse oggi. 

Sono passati dodici anni e fuori da questa chiesetta di campagna mentre salutiamo il padre di un'amica che se n’è andato, è inevitabile tornare con la mente la. Il frate ha chiamato "sorella", la morte, ma io riesco solo a vederla come una fregatura della vita quella che ti fa soffrire con la stessa intensità di quanto hai gioito prima e la veste "cristiana" del distacco mi sfugge.
Non abbiamo alternative questo è certo e quello che cerchiamo è una motivazione che ci permetta di andare avanti, nonostante tutto.

Quando mio padre se n’è andato, mi son detta che mai sarei stata più felice, forse contenta, magari pure serena, ma felice no, quello non sarebbe stato più possibile è così è stato per molto tempo per lo meno fino a quando non sono arrivati i miei figli e mi hanno salvato, sono stata travolta dall'amore che mi si è riversato addosso, sorpresa da quello che io stessa posso provare e molto cose cono cambiate. 

Ne parlavo con il Principe mentre tornavamo verso casa e dentro di me, sentivo solo la necessità impellente di riabbracciarli perché nei momenti "no" mi capita spesso di aggrapparmi a loro e di cercare nei loro sguardi la carica che mi serve per andare avanti. Io che dovrei essere il loro supporto, in loro, cerco e trovo, appoggio e sono capaci di restituirmi il sorriso, sempre, anche quando la giornata è più buia del previsto, anche quando sento cantare il gallo o le cicale friniscono. 

Loro sono i custodi della mia felicità ma non so se questo è giusto.
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16 commenti:

  1. A fine agosto un lutto improvviso ci ha distrutti. Mi chiedevo se sarei mai stata felice di nuovo.
    Si. Lo sono.
    Perché come dici tu i figli sono i custodi della nostra felicità.
    Non ci vedo nulla di male, se è una felicità che deriva dall'amore che proviamo per loro:guardarli, baciarti, vedere le loro conquiste.
    Se la felicità è disinteressata si, è giusto che loro ne siano custodi.
    Credo sia sbagliato solo se abbiamo troppe aspettative su di loro e li investiamo di compiti che non hanno,
    Perché la nostra felicità non è legata solo ai nostri figli ma anche al nostro essere.
    Siamo di nuovo felici perché abbiamo rielaborato il lutto e abbiamo trovato la strada per la nostra felicità.
    Se poi passa attraverso i nostri bambini, beh, ancora meglio! :)

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    1. Ho una vita piena di tante cose molte belle, eppure tutto perde di inportanza di fronte a loro e le mie azioni e i miei pensieri hanno un unico motore. Questo non vuol dire che nutro aspettative o ho pianificato progetti per le loro vite ma sono al centro del mio mondo, intorno ruota tutto il resto e forse già così, e non volendo, li ho cariati di una grossa responsabilità.

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  2. Nella nostra famiglia non siamo molto fortunati: mia moglie ha perso tutti quando era una bambina ed io ho perso troppo presto le persone che mi volevano bene, quello viscerale che solo una mamma, una nonna o un fratello sono in grado di dare. Mi si velano gli occhi se penso al passato ma penso che sia umano. Mi godo la gioia e la tranquillità che è in grado di darmi con un solo abbraccio mia figlia. E no, non mi sento colpevole. E' una ruota che gira e il sorriso è la migliore arma per uscirne. Un abbraccio.

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    1. Hai ragione un loro sorriso, un abbraccio o anche il solo guardarli, spazza via un sacco di cose o per meno molte le rimette al posto giusto.

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  3. Io non ce l'ho, la risposta alla tua domanda: non lo so se sia giusto o meno che i nostri figli siano custodi della nostra felicità. Ma credo che questo accada a tutte o quasi tutte le madri, e che sia predisposto dalla natura: loro sono il nutrimento del nostro animo e danno un senso ultimo alla nostra esistenza. Senza il pensiero dei nostri figli forse certi lutti, certe disgrazie, ci schiaccerebbero irrimediabilmente. Invece no, ci sono loro, che sono un richiamo fortissimo alla vita e alla gioia, e noi andiamo avanti. E torniamo anche a sorridere, che lo vogliamo o no. Ti abbraccio

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    1. Sai quante volte a bassa voce, mentre dormono e non mi sentono, gli sussurro grazie? Mi sento così sciocca a farlo!!!!

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  4. Hai ragione, i nostri figli sono i custodi della nostra felicità!
    Un abbraccio forte

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    1. Quindi è ok?!?! No perché detto da te, mi rassicura!!! Un abbraccio!!!

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  5. Non so se sia giusto, credo dipenda da quanto glielo facciamo pesare o se, al contrario, riusciamo a non fargliene un peso. quel che so, però, e' che lo penso anche io e credo molte, se non tutte, le madri.
    Forse è un pensiero naturale, l'istinto o la ruota della vita.
    Mio spiace che il ricordo della morte di tuo padre sia legato a suoni così belli, però vedrai, con il tempo migliorerà.

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    1. Non potrei mai influenzare il loro cammino per vivere il mio, per lo meno ci provo...ma sono consapevole di essere rinata con loro.

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  6. boh...io non lo so...so che la felicità deriva da quello che mi circonda. E se chi mi circonda è felice, per amore - quell'amore disinteressato - anche io riesco a essere felice. Ma so anche che devo imparare a essere felice per me stessa, perchè così mi voglio bene. Boh...non lo so
    Con il tempo son sicura che il ricordo di tuo padre sarà sempre legato a quei suoni, ma che ti farà nascere magari un sorriso, quando li ascolterai ;-)

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    1. I ricordi non si sono sbiaditi in 12 anni, non so se cambieranno. La mia vita è cambiata questo si, e sono cambiata io, per loro e con loro, è esploso un mix d'amore che non contengo ed ha ridato un senso ad un cammino che era allo sbando. Di questo sono consapevole e pure preoccupata, perché non vorrei mai che l'essere al centro per me in ogni cosa, li porti a sentirsi responsabili.

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  7. Credo che sia naturale che siano i custodi della nostra felicità (tra l'altro bellissima definizione)...qualunque cosa facciano, un sorriso, un abbraccio quegli occhi che ti guardano sorridendo...L'importante è non farglielo pesare

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  8. Mi ci ritrovo molto in quello che hai scritto, anch'io quando ho perso mio papà pensavo che non avrei mai più potuto essere completamente felice. Ma quando dopo due anni è nato il mio Tito, tutto si è rischiarato: il dolore c'è sempre ma in lui ho trovato la mia ancora di salvezza o, come giustamente definisci tu, il custode della mia felicità. Non ho potuto non scegliere il tuo post per il mio Top of the Post: http://tazze-spaiate.blogspot.it/2015/07/top-of-post-34.html
    A presto

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  9. Certo che lo sono. La settimana scorsa la mia figlia piccola era andata in colonia e a mio padre hanno diagnosticato un cancro alla prostata. Non puoi immaginare come mi è mancato il suo abbraccio. Perché quando le cose non vanno bene un abbraccio ci vuole e penso che sia un abbraccio reciproco. Loro sono i custodi della nostra felicità e noi della loro. Noi siamo il loro sostegno, e loro il nostro. E così via. Questo è l'amore autentico. Quello che da senso alla vita... e magari anche alla morte. Un fortissimo abbraccio.

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