"COMPITI A CASO" (strategia o sopravvivenza)

Come dovrò aiutare mio figlio a fare i compiti scolastici? Soprattutto, dovrò aiutarlo? 

Me lo sto chiedendo da quando ho visto entrare, ad uno ad uno, i miei nipoti nell'età  scolare e con loro le mie sorelle, che hanno iniziato dure battaglie munite di gomma alla mano, raccontandomi di pomeriggi interi passati sui libri, week end compresi. 
Scioccata e sdegnata, mi rassicuravo dicendomi che per me sarebbe stato diverso, che io non sarei caduta in questa trappola, che avrei fatto quello e quell'altro, e che da mamma amante della scuola, avrei saputo gestire la situazione senza problemi di sorta, mossa da quella supponenza che hai solo quando "non tocca a te". 
Poi è arrivato il mio (nostro) turno e con lui la resa dei conti. 
Ora la questione compiti è reale e quotidiana e per evitare che si trasformi in un braccio di ferro tra me e lui, che prima o poi sfocerebbe in una guerra vera e propria, vorrei cercare di capire "come si fa" prendendo spunto anche da quello che fate voi. 
Ho sondato un po’ il terreno e ho individuatole due linee di pensiero più diffuse:

C'è il genitore onnipresente che si mette seduto a fianco del proprio figlio e fa con lui tutti i compiti scolastici dall'inizio alla fine. Osserva con attenzione ogni mossa, controlla ogni lettera, e munito di gomma alla mano, cancella tutto quello che non considera "presentabile".
Al suo opposto c’è il genitore "easy", una presenza evanescente nell’arco temporale dei compiti pomeridiani, che continua a sbrigare le proprie faccende, buttando a mala pena un occhio e lasciando che il figlio se la sbrighi da se comunque vadano le cose. 
Tra i due estremi ci sono io con una meravigliosa, quanto forse irrealizzabile, terza teoria che, per lo meno per me, costituisce la terra di mezzo perfetta, dove abitare per i prossimi n anni. 

Vorrei esserci quel tanto che basta da fargli capire che mamma c’è, è interessata a quello che fa, alle cosa che già sa e a quelle che sta imparando ma al tempo stesso vorrei essere abbastanza lontana da non avere la tentazione di sostituirmi a lui quando sbaglia, o quando dimentica e lasciare che si spicci la questione con le sue forze. Questo, secondo la mia visione, dovrebbe dar modo anche alle maestre di capire meglio chi è, quali sono i suoi punti di forza e quali invece i punti di deboli. 
In concreto cerco di intervenire il meno possibile sui suoi compiti, non mi butto su whatsapp per sapere cosa deve fare, ne come lo deve fare, mi affido alla sua attenzione e memoria. Nel caso se ne dimentichi, andrà a scuola senza, e di fatto è già successo. Non cancello dieci volte una “A”, fino a che non viene perfetta. Non spiego nemmeno l’esercizio, lascio che legga quel che deve fare e se mai lo aiuto ad interpretarlo. Lascio che disegni come sa fare, non coloro al posto suo, se non mi piace quello che ha fatto glielo dico, se è da lodare lo faccio. Mi rifiuto nel modo più assoluto di giocare a braccio di ferro per i compiti e di star lì ore su ore sopra la scrivania, se dovesse decidere di non farli, voglio che se ne assuma la responsabilità e andrà a scuola senza. Io al posto suo non mi giustifico. 

Ecco questo è ciò che sto facendo, è la strategia in cui credo e per ora, nel primo mese, sta funzionando, i compiti pomeridiani alla fine sono pochi e abbordabili anche senza aiuto, ma dopo? Quando il gioco si farà più serio? Quando non intervenire potrebbe significare tralasciare e far si che rimanga indietro? Mi sentirò in colpa? Rimarrò lo stesso impassibile e ferma o mi lascerò convincere a tornare sui banchi, nella paura di vederlo in difficoltà? Cosa farò dopo? Ecco il punto è questo, quindi ditemi cosa fate voi adesso che così mi do una regolata.

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23 commenti:

  1. Credo che la parola chiave sia responsabilizzarlo, cosa che peraltro stai già facendo. La teoria, la tua, è ottima. E' quella che è stata applicata con Leonardo. Ti dico i contro?
    a) spesso Leo si distrae, e fare due compiti in croce ci mette dieci volte il tempo che ci vuole
    b) deve fare da solo sì... ma se sono le otto di sera e si è già distratto sei volte, capita che mamma lo aiuti a colorare un paio di particolari
    c) a volte sono stanchi, parecchio stanchi, il che non aiuta la concentrazione. Bisogna capire quando raggiungono il limite
    d) anche Leo è responsabilizzato. E' stato aiutato a ricordare, in prima, ora fa la terza e si deve arrangiare. Se dimentica un quaderno a scuola e non può fare i compiti ne subisce le conseguenze, a scuola e a casa, nel senso che viene punito.
    e) mamma non mira alla perfezione, ma lui sì. Ed è lui che cancella fin quando la lettera o la frase gli sembrano perfette.

    e) è distratto di natura (somiglia a me) quindi è in buona fede, questo gli va riconosciuto.

    La cosa che lo aiuta di più è sapere che "impara", e che la sua sete di conoscenza ogni giorno viene soddisfatta. E poi, Maria Elena, sono i primi tempi di scuola. Deve trovare i suoi ritmi e i suoi tempi...

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    1. Anche lui è un distratto di natura, proprio come me tra l'altro. Diciamo che è molto per il "tirar via", come viene viene anche se sa fare molto di più di cio che mostra. Sembra ancora molto nella fase del gioco, si adatterà di sicuro e voglio lasciargli il tempo che gli serve, per questo cerco di esserci e di non esserci.

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  2. Vorrei esserci quel tanto che basta da fargli capire che mamma c’è... praticamente sono io che non riesco mai ad esserci per i compiti, neanche il fine settimana che lui si sbriga a farli subito. Mi spiace un po'. Per fortuna lui in questo è molto deciso. Ha capito che prima li finisce e prima inizia il tempo per lui!

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    1. In effetti star vicino a lui per i compiti mi fa sentire d'aiuto, partecipe, un altro modo per dedicargli il mio tempo però ho il timore di non saper regolare questa vicinanza, e arrivare al punto in cui io, lui e i compiti saremmo praticamente una cosa sola, con tanto stress per entrambi e nessun profitto per lui.

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  3. Bè, mi pare che alla fine sei un genitore easy, no?
    Comunque secondo me dopo, se semini bene adesso come credo tu stia facendo, raccoglierai senz'altro i frutti!

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    1. Non proprio easy, perché alla fine mi metto li al fianco ma taccio per la maggior parte del tempo, quindi anche questa come soluzione non mi pare granché ... diciamo che sto prendendo anch'io le misure,

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  4. Io, specie in prima elementare, mi sedevo semplicemente vicino a lui mentre faceva i compiti. Facevo finta di non capire certe cose e lui, tutto contento, me le spiegava. E' stato sempre responsabile e non ha mai fatto storie, forse più che il metodo giusto mi è andata semplicemente di culo! Sono però convinta che se noi siamo rilassate, si rilassano anche loro. Bella scoperta! ;-)

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    1. Pat mi hai dato una grande dritta!!!! Grazie!

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  5. Io mi avvicino parecchio alla mamma onnipresente, tranne per il fatto che non mi sostituisco mai ai miei figli e non cancello per ottenere la perfezione ma pretendo che i compiti siano presentabili.
    I compiti ormai siamo abituati a svolgerli, Tommaso ha iniziato due anni fa, in Foundation/Reception con i 15 minuti di compiti al giorno. Ad oggi Tommaso è in year 2 e Riccardo in year 1 quindi la questione è seria, serissima! Ogni giorno passiamo poco più di un'ora e mezza a fare compiti: lettura libro assegnato dalla scuola, spelling words, scrittura frasi e matematica. Devo dire che Tommaso non ha problemi a fare compiti e se gli faccio fare qualcosa in più non si lamenta, mentre Riccardo a volte è più svogliato ma alla fine li fa senza troppi capricci.
    A me piace sedermi al loro fianco, ho la grande fortuna di potermici dedicare e grazie ai loro compiti ogni pomeriggio imparo un po' di inglese.

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    1. Credo che la presenza dipenda anche dal livello di difficoltà in cui si trovano, ovvero dal tipo di compiti, dalla scuola e da come è impostata. Per ora, in prima elementare, non credo serva granché ma forse mi sbaglio anche in questo e magari è proprio il primo l'anno in cui hanno bisogno di maggior sostegno, insomma troppo vicino non mi va e non lo considero utile, troppo lontano nemmeno. In mezzo ci provo ma ancora non mi viene naturale!

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  6. Io parlo da supponente visto che il mio è ancora all'asilo. Ma non mi metterò mai a fare i compiti con loro. Se chiede aiuto lo avrà. Se sbaglia, andrà meglio la volta dopo, se non fa il suo dovere subirà le conseguenze. Amen

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    1. Eh già avevo anch'io questa certezza...per me era una teoria fatta e servita...poi è iniziata la prima elementare!

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  7. la tua mi sembra la strada migliore. Sebbene a me per ora tocca essere vicino al modello onnipressente. Mi siedo spesso accanto, ma non cancello. Non ne ho bisogno perchè lei è molto determinata e se non lo fa bene lo rifa da sola.
    Spesso le dico leggi e io mi allontano, faccio altro così come per spelling.
    Ma devo dire che mi piace un po' seguirla e come dru imparo pure io tanto. Io so già per certo che più avanti non riuscirò a seguirla soprattutto per l'inglese già ora nei dettati il fatto che io non abbia pronuncia perfetta mi porta a farla sbagliare, perchè lei scrive come ho detto io. Detto ciò io a scuola ero bravissima ma facevo tutto da sola. Chissà.
    un abbraccio

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    1. Pure io ero brava e ordinata, lui ha delle grandi capacità, legge e scrive senza problemi qualunque cosa, poi gli dai da fare una paginetta di A e sembra un campo minato, un pò perché si distrae, un pò perché non ha voglia, è stanco o vuol giocare o qualunque altra cosa ma li è difficile non intervenire

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  8. questo è un bel dilemma, per il momento non mi spaventa ma se avessi dei figli penso che sarei presente ma farei capire che sbagliando s'impara :)

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    1. Sbagliando si impara è il mio motto!

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  9. Eh... cosa farai dopo... Bella domanda. I ragazzini sono tutti diversi, c'è quello che se lo lasci fare da sè è responsabile e diligente e porta a termine il lavoro senza tante storie, c'è quello che ha bisogno della mamma-Hitler dietro, c'è quello che finchè non sbatte il naso contro il muro del brutto voto per i compiti non fatti non ne capisce il senso, e c'è quello che anche col naso rotto non gliene importa una ceppa (il mio). Con tutta una infinità di vie di mezzo. Al di là del ripasso delle lezioni fatte durante le mattinate, il modo di fare i compiti è una lezione di responsabilità che si impartisce ai polletti. Di questo sono fermamente convinta. Che è difficilissimo da insegnare, forse più che non mettersi lì a farli con loro. Però li aiuta a crescere.
    Comunque si, sono una mamma easy. Però che ha messo dei paletti. In pratica dopo mille tentativi diversi andati a vuoto, da quest'anno lascio che se la sbrighi da sè, ma dopo cena (e non prima, per lasciargli tutto il tempo per farli al meglio, se vuole) controllo: se sono stati fatti tutti e a modo gli lascio il suo passatempo preferito (che in questo periodo è un videogioco). Altrimenti... sotto a finire. Note sul libretto per compiti non completati non ne voglio vedere più. In sette anni di scuola, finora, pare che abbia trovato il metodo giusto per il mio studente imberbe. Finchè dura...
    Un abbraccio :-)

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    1. Di sicuro sarà da correggere il tiro man a mano che si va avanti, cambierà lui, le esigenze, il livello di difficoltà, però sarà più grande e magari riuscirò a farmi meno paranoie se deciderò di lasciare che faccia da se, ora non vorrei che ai suoi occhi sembrasse che la mamma non c'è e lui magari ora a bisogno più di dopo

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  10. io ho dovuto cominiciare da onnipresente perché il Nin da solo non scriveva manco la data. Quindi si, seduta li accanto, occhio vigile, gomma pronta. Poi un po' per volta siamo scivolati verso la modalità easy: guardiamo cosa c'è da fare, mi assicuro che abbia capito gli esercizi, poi mi eclisso e lo lascio fare, controllando alla fine.

    E' dura, prechè lui è distrattissimo e spesso fa grossi disastri - i suoi quaderni sembrano campi di battaglia. Però insomma, prima o poi....

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  11. Le maestre di Miciomao non danno molti compiti per fortuna ma Miciomao non ama farli. Se sono a casa dal lavoro mi assicuro che li svolga ma non cancello e non rileggo ciò che ha scritto. Mentre li svolge io faccio altro, vado e torno così lui non chiede continuamente. L'unica cosa che fa con me è studiare, ma se son via si arrangia a modo suo.

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  12. Ma, ti dirò, io credo che tu abbia già trovato la tecnica giusta! E se più avanti non basterà, potrai adattarla alla situazione. Probabilmente, infatti, la soluzione migliore non è la stessa per ogni bimbo, dalla difficioltà dei compiti e dal modo in cui il genitore vive con ansia o meno il responso della scuola. In teoria, io la penso come te e ho avuto una madre che non ci seguiva nei compiti ma era a disposizione in caso di difficoltà, controllava i quaderni ed i diari regolarmente e, se volevamo, ascoltava quando ripetevamo le lezioni ma non si imponeva nè sostituiva...diciamo che le poche volte che lo ha fatto è stato un disastro ma questo meriterebbe un post a parte! Poi, in pratica, vedrò come sarà per noi perchè, come hai detto bene tu, finchè non tocca noi in prima persona è facile rispettare le teorie e pontificare!

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  13. Che saggia che sei!
    La verità sta nel giusto mezzo.
    Non ci si deve sostituire ai bimbi.
    I compiti sono la strada per imparare ad essere responsabili.
    È giusti aiutarli se sono in difficoltà, come è giusto controllare se li hanno fatti, ma non dobbiamo fare noi i compiti per loro.
    Ed assumersi le proprie responsabilità significa anche rispondere di una nota o di un brutto voto se non si sono impegnati o non hanno fatto i compiti.
    In bocca al lupo!

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  14. Leggo sempre con interesse i tuoi post sulle elementari, qui manca tanto, ma incamero tutto...anche dai commenti :D a me sembra sensato il tuo ragionamento, pur non essendoci ancora passata...

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