MINECRAFT, FORTNITE E I COMPROMESSI

Sono scesa a compromessi con Leo, perché ancora una volta sono caduta nella trappola del "io non lo farò mai". La trappola di supponenza così comune tra noi mamme, dove cado praticamente da quando sono nati, per poi risalire con la testa bassa e la coda tra le gambe. 

Comunque dicevamo, sono scesa a compromessi e sono entrata a  forza nel mondo dei videogiochi, quelli che vanno di moda ora, a cui giocano tutti e che hanno fatto diventare dei bambini, famosi youtuber, praticamente le star di questi anni. 

Leo gioca a Fortnite, a Minecraft, a Fifa qualche volta e a Crash sempre meno ed io che fino a ieri mi incavolavo e basta, proibendo, mettendo il timer e staccando la corrente, sto provando a fare dei passi avanti per capire cos'è che gli piace, che piace a tutti in realtà, e cosa li attira ma soprattutto sto cercando di capire se "c'è il pericolo". 

E così ho iniziato ad informarmi meglio, a guardare anche io Capitainblazer, che svela tutto di Fortnite e Lion e Anna specializzati in Minecraft ma soprattutto ho iniziato a giocarci.
Fortnite è uno di quei giochi sparatutto. Una sorta di bus volante a inizio partita, catapulta il giocatore in un'isola e da li parte prima la ricerca di armi e kit di sopravvivenza e poi la battaglia. I personaggi sono tutti personalizzabili, ballano e fanno mosse molto accattivanti, la grafica è molto bella e la partita ha la durata giusta da tenere il ritmo alto. E' però un gioco on-line il che significa che potenzialmente potresti essere in contatto con chiunque ma basta togliere le impostazioni giuste perchè ciò non succeda. Mi son letta anche un papiro sul fatto che questi giochi sparatutto sarebbero in qualche modo utili per alcune capacità cognitive e ho pure ascoltato qualcuno che diceva l'esatto contrario. Non mi hanno convinto nessuno dei due. Io per ora ci sto giocando e vi assicuro che faccio una gran fatica anche per capire come muovere la mia skin.

Minecraft è un'altra storia. Una volta costruito il  personaggio e costruita la casa dove si rientra dopo ogni missione, si parte alla ricerca di mostri da sconfiggere ma più che altro, come dice Leo, "da sperimentare". Non ho capito bene quale sia lo scopo in realtà e quand'è che si vince, ma seppur i personaggi assomigliano a dei blocchi di costruzioni, la storia è  un pò inquietante e per risolvere ogni enigma devi ragionare parecchio. 

Ora io sto giocando ad entrambi, per capirci un pò di più e  perché dentro questo mondo per poco che ci stia, non voglio che ci stia da solo, pericoli non mi pare ce ne siano ma  nel caso, meglio essere li a due passi. 

Ora ditemi la vostra.
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5 commenti:

  1. Noi non abbiamo mai avuto la play station, ma i gameboy e i nintendo ds sì. Ho cercato di comprare solo giochi che non fossero sparatutto, li ho provati tutti e alcuni li ho giocati con loro. Quando mi sono resa conto che potevano sottrarre troppo tempo alla vita vera, li ho fatti sparire. Diciamo più o meno verso le medie. Hanno trovato altri interessi e non mi sembrano tagliati fuori dal mondo: uno ha iniziato a sviluppare le sue doti di seduttore, l'altro ha cominciato a coltivare passioni come il cinema e la musica. Mi è andata bene...

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  2. Ohhh... grazie mille Maria Elena! Finalmente qualcuno che si "tuffa" nei giochi dei nostri ragazzi per capirci qualcosa. Allora, anche qui con Leo ci sono i timer, si può giocare (nel periodo scolastico) solo nel we e solo per mezz'ora, ma spesso è nel pieno della partita (si dice cosi?) e brontola. Quando capirai bene tutto ti prego di informarci, perché a volte si demonizzano giochi solo perché sono sparatutto e non piacciono ai genitori. Ho sentito anche io commenti tremendi e commenti innocui, quindi non capisco. Ah, dimenticavo il tuo Leo e il mio Leo giocano esattamente agli stessi giochi.

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  3. Hei, ci ho messo mezz'ora, ma sono riuscita a commentare qui. Evviva!!!

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  4. Io sono una voce un po' fuori dal coro: non guardiamo la TV, se non qualche serata cinema tutti insieme, e non abbiamo videogiochi, se non un vecchissimo Clempad che viene usato con il contagocce, in particolari occasioni (come viaggi lunghi) giocano a dei giochi molto semplici sul tablet. Ovviamente se andiamo da amici o se questi portano i loro giochi alle cene non vieto a loro di giocarci.
    Una scelta un po' estrema forse, ma continuo a pensare che essere continuamente bombardati da schermi non sia l'ideale. Pian piano che crescono sto trovando il modo di avvicinarli alla tecnologia, senza però che diventi un appuntamento fisso. Devo dire che tra scuola, compiti e sport non ci sono stati poi così tanti momenti morti in cui era necessario un intrattenimento del genere, vedremo con l'estate.

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  5. Noi non abbiamo videogiochi in casa e il ricciolino in pratica non sa cosa sono, anche perchè per fortuna per ora neppure i suoi amici ne hanno disponibilità. E poi lui sceglie sempre un goco di movimento se può. Invece per i cartoni è una lotta, se è a casa senza amichetti. Io impongo un limite di un'ora al giorno massimo ma la realtà è che se piove e io lavoro, spesso sono anche tre e poi passa magari una settimana in cui vede una puntata in sette giorni perchè c'è di meglio da fare. Come tutto, penso che il meglio sarebbe il giusto limite. Fai bene ad informarti e voler capire. Mi sembra una strada saggia.

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